MarcoZappa parla del suo lavoro

MarcoZappa
25.03.24

Una serie di risposte alle domande dei giornalisti.

 

MarcoZappa

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1.

Fare musica, comporre, scrivere testi, arrangiarli, registrare e poi partire ogni volta con una nuova destinazione e tenere concerti davanti ad un pubblico attento e curioso: questo è quello che faccio da anni e che mi accompagna in tutta la mia vita. È la forza interiore che scaturisce ogni volta che si ricomincia questa avventura. Devi sempre trovare un’idea attorno alla quale costruire un nuovo progetto. Quando questa c’è, può iniziare tutto il lungo lavoro. E le idee… arrivano!

 

2.

Inizia un nuovo tour, è appena uscito il nostro 40mo album. Una giostra di situazioni conosciute, ma ogni volta sempre nuove. I contatti con gli organizzatori, la scelta dei teatri e delle sale, la scelta dei repertori più adatti, capire quali delle mie canzoni si adattano meglio alle varie location, le prove con i musicisti, la scrittura degli arrangiamenti, sempre diversi, a seconda delle formazioni e delle sale da concerto. Che bello!

 

3.

Sono anni che lavoro, lavoro tanto, sempre con una grande soddisfazione. Ogni lavoro, anche il più insignificante in apparenza, è legato alla musica, serve per ottenere un risultato sempre migliore e curato: questo mi piace, questo è il carburante che ci spinge sempre a continuare, a cercare nuove sensazioni, nuove situazioni umane da descrivere, da mettere in musica.

So che per chi mi sta accanto non è sempre facile da sopportare, ma quando il lavoro si fa assieme, allora tutto diventa più completo. Grazie Anele!

 

4.

Mi ricordo ancora quando, da ragazzino, tornando da scuola, mi fermavo per ore ad ascoltare, curioso ed affascinato, le piccole orchestre che suonavano già il pomeriggio nei vari caffè della città. Cercavo di carpire ogni accordo, ogni sonorità, ogni atteggiamento dei musicisti. Tornavo a casa e cercavo di suonare sulla mia chitarra quello che avevo sentito e visto.

La forza che ci spinge a migliorare ed a creare sempre cose nuove è lo stupore e la meraviglia davanti alle cose che non conosciamo ancora, è la voglia di sperimentare sempre, senza pensare di essere arrivati.

 

5.

Sono appena tornato dal primo concerto di questo nuovo Tour. Come sempre, durante il viaggio in auto verso la città in cui terrò il concerto,  pensiamo a come impostare la strumentazione e la scenografia. Che bello! Che pubblico!

I nuovi brani, i nuovi testi, il suono delle chitarre, del bouzouki, degli altri strumenti è arrivato a cuore delle persone e poi direttamente di nuovo a me ed anche a te, che segui ogni spettacolo con trepidazione e vicinanza. Lo vedi dai visi del pubblico, lo capisci dal loro calore e da come ti guardano… lo capisco guardando te!

 

6.

Anche questo nuovo lavoro che abbiamo curato nei minimi particolari ci sta dando una grande soddisfazione. Abbiamo trovato in Toscana una piccola ma autentica Casa discografica artigianale, proprio come la nostra musica. La RadiciRecords di Aldo e Stefania Coppola. Una coppia che lavora in sintonia e competenza, proprio come facciamo Elena ed io. Un lavoro che ama i particolari di classe, la carta artigianale, opaca e non lucida, la grafica fatta a mano, proprio come la nostra musica, curata e lavorata in studio con veri strumenti acustici, con testi scritti per trasmettere e ricevere sensazioni, esperienze da condividere criticamente dal vivo nei concerti. Vorremmo che il nostro lavoro sia grezzo, ma di classe!

 

7.

Molti mi chiedono quale sia il segreto di questa forza che mi spinge sempre ancora ed in modo divertente a lavorare e a fare musica tutti i giorni. Penso che la prima cosa sia quella di non aver perso mai la voglia di scoprire cose nuove, di provare nuove sensazioni, conoscere nuove culture, nuovi paesi, senza pensare mai di essere arrivato. Abbiamo ancora un lungo cammino da fare assieme. La natura umana è proprio intrisa di questo bisogno, è la forza che lo fa progredire purtroppo spesso anche in modo sbagliato.

Fin che troveremo nei nostri viaggi e nei nostri concerti questa corrispondenza simmetrica con gli altri, questo amore e queste attenzioni,

la musica sarà la nostra vita.

 

8.

Poter accendere la mattina l’interruttore del mio studio, mi dà sempre una sensazione di curiosità e di voglia di lavorare con la musica. Pensare ad un un nuovo brano, arrangiarlo, provare i vari strumenti e sperimentare i vari colori e le varie timbriche, i diversi ritmi… Pensare poi che questa musica la potrò suonare davanti ad un pubblico attento e critico, mi rende ancora più severo con me stesso. Per fortuna c’è Elena che appena la chiamo, viene, si siede davanti alla regia, ascolta in cuffia le mie proposte. Quasi sempre le sue osservazioni e le sue critiche corrispondono alle mie, anche se, in cuor mio, speravo che non le sentisse, ma inesorabilmente mi portano sul pezzo e ricercare altre strade.

Ed è un lungo, lungo e incessante lavoro di lima e di pazienza, fino al momento in cui dici: basta: è così e deve restare così.

 

9.

Anche i viaggi che ci portano verso le sale da concerto in cui suoneremo

fanno parte del piacere del fare musica. Abbiniamo quasi sempre, quando è possibile, concerti e turismo, per scoprire nuove città, nuovi cibi, nuova gente, un pubblico nuovo. Non vogliamo mai un viaggio che sia solo spostamento da un luogo all’altro. L’avventura inizia appena partiti e dura tutto il viaggio, con le sue pause caffè, con le deviazioni su strade secondarie che passano lungo i laghi, sopra i passi alpini, dentro i villaggi…

Arriviamo dopo, ma abbiamo gustato il territorio e abbiamo viaggiato assieme.

 

10.

Dopo due anni di pandemia e di isolamento in casa, finalmente ricominciamo a viaggiare, a portare di nuovo la nostra musica lontano da casa. È appena uscito il nostro quarantesimo album. Non mi sembra vero, quando penso a tutto il lungo tragitto che abbiamo percorso assieme per concretizzare le prime idee iniziali del progetto. Idee che si modificano continuamente durante il lavoro: cambiano i testi, cambiano i titoli, le tonalità, gli strumenti… tutto si trasforma quasi impercettibilmente, fino alle versioni finali che non saranno tali a lungo, almeno fino al momento di spedire i master per la stampa.

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