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Rassegna della stampa

Raccolta di testi pubblicati su giornali e riviste

 
27-10-2013
"IlCaffé" intervista di Patrizia Guenzi
“Com’è difficile vivere, trovare l’equilibrio giusto tra quello che siamo, quello che abbiamo e quello che vorremmo avere ed essere. Guardiamo avanti, senza però mai dimenticare quello che eravamo”. È tutta qui la filosofia di vita di Marco Zappa, 64 anni, uno dei cantautori ticinesi più rappresentativi e prolifici della scena musicale svizzera contemporanea, al suo attivo oltre trentacinque lavori in quarant’anni di carriera. Una frase che ha dato il là all’album “PolentaEPéss”, il secondo di una trilogia, iniziata con “AlTempaAlPassa”, che ci ha dato l’occasione per incontrarlo. Assieme ai colleghi Renata Stavrakakis, pure sua compagna di vita, e Ginger Poggi, Zappa porta in giro per il mondo, in teatri e festival, uno stile unico e inconfondibile, identificandosi nella cultura e nella storia del proprio Paese, con innesti “stranieri”, sempre alla ricerca di un’autonomia artistica senza compromessi. Ma se pensate che Marco Zappa sia semplicemente “uno che canta in dialetto”, magari solo quello ticinese, vi sbagliate di grosso. “Il nostro lavoro è il frutto di una ricerca etnica sociologica sul terreno, sia per i testi che per le musiche - spiega orgoglioso -. Dentro convivono vari dialetti e lingue, di più Paesi, che ho imparato parlando con numerosi personaggi, e che raccontano di situazioni vere, raccolte nei viaggi”.

Viaggi, di lavoro e di piacere, perché Zappa, vive a Sementina in mezzo alla vigna con il gatto Fritz, unisce l’impegno artistico con l’esigenza di concedersi qualche giorno di relax con Renata. E la musica l’ha portato ovunque, ospite dei più importanti festival svizzeri e internazionali: Italia, Inghilterra, Grecia, Albania, Germania, Sudafrica, India. Spesso accompagnato anche dai due figli, Daria e Mattia. “Ah, sono nonno - dice illuminandosi in viso -. Si chiama Niki e la sua voce c’è anche in un brano. Sì, insomma, i suoi vagiti”. Zappa è i suoi cd. Impossibile separarli. Lì dentro si racconta: pensieri, esperienze e progetti. “Senza mai dimenticare quello che sono stato”, sottolinea. E allora, facciamo un passo indietro. “Sono una persona che ha sulle spalle tanta gavetta. Ho iniziato con il piano, abbandonato per la chitarra, rapito dalle musiche di Celentano, dei Beatles e dei Rolling Stones. Contemporaneamente studiavo, mi sono laurato in pedagogia con una tesi in psicanalisi. Ho fatto qualche anno il professore, ma non a tempo pieno. Non sono ricco e non miro certo a diventarlo. I soldi mi servono per avere ciò che mi piace. Ad esempio, sin da piccolo sognavo una barca. Finalmente ce l’ho, un piccolo gozzo, una sorta di studio galleggiante”. E i soldi compaiono in alcuni dei testi di Zappa che ha attinto da alcuni autori ticinesi, uno su tutti Sergio Maspoli.

Amica inseparabile di Zappa la moto, che usa spessissimo anche in tourné, se non deve andare troppo lontano. E poi la palestra. “Ci vado per tenermi in forma”. E si vede. Fisico da ragazzo, per lui gli anni sono trascorsi segnandolo appena e lasciando intatta tutta la sua voglia di dare e fare. “Non sei mai arrivato in questo lavoro, non hai mai finito. Devi continuamente girare, portarti a casa nuove esperienze per avere il materiale necessario a creare. Insomma, non campi di rendita”. E la curiosità è un altro tratto del carattere di questo artista che è un piacere vedere sul palco mentre lui e i suoi musicisti maneggiano una ventina di strumenti provenienti da ogni dove. “In ogni Paese dove vado entro dal barbiere, è il solo modo per conoscere davvero le abitudini del posto, per trovare quella curiosità da cui ripartire”. Alla fine dell’incontro si alza, una stretta di mano vigorosa al cronista e promette: “Nella testa mi frulla già il prossimo lavoro”.

pguenzi@caffe.ch Q@PatriziaGuenzi
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